La mia cena da Rari Bar Bistrot (senza fuochi)

Come hai trascorso la sera di San Giovanni? Piaciuti i fochi?

Io alla fine ho prenotato da Rari Bar Bistrot, su Lungarno Ferrucci, unico ristorante che avesse ancora disponibilità e prendesse prenotazioni, con alcuni amici che venivano dal Mugello e che non vedevo da un po’.

Vuoi conoscere la mia odissea?

Leggo le informazioni sull’evento pubblicizzato su Facebook: “Fuochi e luci di San Giovanni… Dalle 19:30 aperitivo, oppure cena servita a menu fisso, da poter scegliere su 4 menu, sulla splendida terrazza sull’Arno vista fuochi…”.

“Quello che cerco!” penso. Non ho voglia di sgomitare sui viali, ancor di più con un passeggino, e questa soluzione mi pare ideale per trascorrere una serata tranquilla con gli amici.

Chiamo al numero indicato tra le informazioni dell’evento per prenotare e mi dicono di inviare un Whats App. Poco ortodosso, penso tra me e me (che ci vuole a prendere una prenotazione telefonicamente?), ma invio il messaggio e mi vengono inviati i vari menu della serata. Indico il menu, il numero di persone, il nome e l’orario. Insomma, fin qui tutt’ok.

L’odissea comincia già per arrivare, visto che non esiste un buco di parcheggio neppure a pagarlo. Comunque, noi donzelle veniamo scaricate di fronte al ristorante dai nostri accompagnatori ed entriamo.

Il tavolo è in piccionaia, raggiungibile attraverso 3 diverse piccole rampe di scale, nonostante abbia indicato che con me ho un neonato, ma devo dire che persino l’hostess con tacco 12 si è proposta di aiutarmi.

Chiediamo al cameriere “Ma si vedranno da qui i fuochi?” e lui ” Si si, vengono sparati anche da una barchetta”.

Mah.

Ci sediamo, ordiniamo da bere e, non appena arrivano gli altri, cominciano a portarci da mangiare.

Coccoli con crudo e stracchino niente male.

Passa un’ora e ancora non è arrivato il primo, intanto i fuochi d’artificio cominciano e ovviamente dal nostro tavolo non si vede nulla.

Mio marito prova a spostarsi vicino alla ringhiera che dà sull’Arno, nello spazio dov’erano collocati tavolo e divanetti per l’aperitivo, giusto per far vedere al nostro bimbo per la prima volta i fuochi, ma una signora gli fa “gentilmente” notare che quei posti sono riservati. Manco si fosse accomodato e acceso un cicchino!

Chiediamo al cameriere “Scusa, ma non dovevano vedersi i fuochi?” e lui “Signore questo è un ristorante!”.

Intanto, chiudono pure le luci e quando arrivano le Pappardelle di farro al ragù di Scottona e noci (quali noci?) dobbiamo mangiare al buio. Le pappardelle in compenso erano buone.

I fuochi terminano e ovviamente noi non riusciamo neppure a vederne mezzo, ma poco importa, ci diciamo che l’importante è stare insieme e che di fuochi ne abbiamo visti tanti in questi anni, in fondo sono sempre gli stessi (le tipiche cose che dice la volpe quando non può arrivare ai fochi!). La barchetta di cui ci aveva parlato il cameriere sarà affondata!

Passa un’altra ora e del secondo nessuna traccia. Nel frattempo sembriamo delle povere anime disperse nel deserto del Sahara per quanta sete abbiamo.

Chiediamo una bottiglia di acqua una volta, due, tre e anche una bottiglia di vino bianco. Ci portano solo una bottiglia di rosso, poi, quando sollecitiamo l’acqua, ci arrivano ben due bottiglie di bianco. E vabbè che l’acqua fa ruggine, ma il vino bianco non ha mai dissetato nessuno. Mi torna in mente la frase del cameriere “Signore questo è un ristorante!”. Poerannoi.

Nel frattempo viene mixata musica a casaccio: dalle hit del momento a reperti storici hip hop fino a latino americano.

Non ce la posso fare!

Arrivano i secondi: Roastbeef di gran pezzo alla Fiorentina con patate. Buono, anche se le patate erano un po’ indietro di cottura.

Alla fine sfiancati, chiediamo l’acqua e, un pelino spazientiti, anche quello che resta, ovvero il dolce e il conto.

Ovviamente aspettiamo un’altra buona mezz’ora pure per il dolce che è una semplice Panna cotta al cioccolato o con i frutti di bosco. Immangiabile.

Posiamo il cucchiaio e alziamo bandiera bianca.

Chiediamo il conto all’unico cameriere della serata che sembra aver capito che siamo pronti a pagargli il riscatto pur di farci andare via.

Gentilmente, visto che mio figlio nel frattempo era crollato, ci fa uscire dal retro, per evitare di attraversare l’intero locale.

Prezzo del sequestro: 25 euro a persona tutto incluso. Per carità, più che onesto per quello che abbiamo mangiato e bevuto e anche per la qualità.

Il servizio però ci ha lasciati davvero senza parole.

Comprendo benissimo che si trattava di una serata particolare, che l’afflusso di gente fosse superiore alla norma, ma una parte del ristorante aveva prenotato per l’aperitivo ed una parte la cena servita con menu fissi, per cui, a mio modesto avviso, è inaccettabile che la cucina ed il servizio fossero così male organizzati. Ed inaccettabili sono state le risposte del ragazzo che ha servito il nostro tavolo, che definire bipolare è dir poco.

Ha salvato la situazione il ragazzo che ci ha fatto uscire dal retro e che si è scusato, proponendoci di farci parlare con il titolare (che poi dovrebbe essere il titolare a venire al tavolo per cercare di capire cosa non ha funzionato! Questo nel suo interesse, non certo nel nostro).

Alcune volte basta un po’ di umiltà e sincerità. Le serate storte capitano. E’ ovvio che certe critiche, se così vogliamo chiamarle, non sono rivolte a chi lavora, ma fanno parte di una situazione di disagio che abbiamo vissuto insieme agli ospiti che venivano a trovarci appositamente dal Mugello per vedere i fuochi.

Insomma, che i bei tempi della vecchia Rari fossero finiti da un po’ era chiaro, ma ora ne ho la riprova.

Credo che il prossimo anno farò meno la snob e andrò a vedere i fuochi sui lungarno, come tutti i fiorentini, dopo aver mangiato un panino dal paninaro, senza che nessuno mi dica di fronte ad un bimbo di un anno che il posto è riservato.

 

 

 

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madtasting

Per gli amici sono Mad. Di origini lucane, sono stata adottata dalla città di Firenze per gli studi universitari, dove ho poi messo su famiglia. Laureata in Scienze della Comunicazione, con specializzazione in Teorie della comunicazione e tecniche dei linguaggi persuasivi conseguita presso l'Università di Siena, ho scritto per alcuni portali web nazionali di locali ed eventi e ho pubblicato nel 2014 il mio primo romanzo intitolato "0,80. Diario di una portatrice sana di Gewürztraminer", con il quale ho dato una forma alla passione per la scrittura. Amo uscire a provare e vivere tutto ciò che di buono offrono la città e i suoi dintorni anche in compagnia del mio bambino.