Dura la vita da blogger: la degustazione di ostriche da VIVO a Firenze

E’ venerdì ragazzi! 🙂

E’ stata ed è una settimana lunghissima, in cui ho dormito la media di 5 ore a notte e mi è sembrato tempo rubato alle cose da fare anche quello.

Tra le tante cose che ho fatto, mercoledì ho partecipato al Corso di degustazione ostriche da Vivo, ristorante di pesce di Firenze in zona Sant’Ambrogio, con altre blogger e instagramers.

Conosco il locale fin dalla sua apertura (ne parlo qui) ed è stato un piacere ascoltare la passione che è dietro quest’attività e conoscere da vicino un mondo a me sconosciuto, come quello delle ostriche.

Ci ha accolti il titolare del locale che ci ha illustrato la storia di Vivo e le origini di un format che fino ad ora si è rivelato vincente.

Dietro Vivo c’è innanzitutto una famiglia dell’Argentario, terra che amo alla follia, con una grande esperienza in fatto di mare e pesca, messa ora a disposizione dei clienti, attraverso la scelta e la valorizzazione della materia prima, che privilegia crudo, frutti di mare in primis, tracciabili e sicuri, ma anche il pesce povero dei nostri mari, quello meno apprezzato, cosa che permette di mantenere prezzi piuttosto competitivi in città e oltre, e attraverso una comunicazione efficace.

Forse questi sono i motivi per cui Vivo è cresciuto negli anni, fino a godere di ben 3 locali: Capalbio, Firenze e Milano.

Ma veniamo alle ostriche: l’ostricaio Gianmarco, ora direttore del locale di Largo Annigoni, ci ha trasportato nel mondo delle ostriche, dalla degustazione all’apertura.

Ci ha spiegato che le ostriche vanno servite vive, mangiate dai 3 ai 7 giorni dalla pesca, aperte mezz’ora prima e private della loro acqua, in modo che possano generarne altra, e riposte sul ghiaccio aperte.

Aprirle sembra semplice, ma non lo è e richiede buone doti manuali che non ho mai avuto.

Lo sappiamo tutti che sono più brava a degustare! 🙂

Ebbene una volta aperta, l’ostrica va staccata delicatamente dalla parte più callosa con un coltello e va rigirata su se stessa, poi va fatta scivolare in bocca, spinta contro il palato, masticata, rispinta contro il palato, finché diventa morbida.

E già solo questa spiegazione conferisce loro il primo premio come cibo afrodisiaco! 🙂

mano.jpgNoi abbiamo degustato 5 tipi di ostriche Roman’s (sapevi che i primi appassionati di ostriche sono i romani?), dalla più salata alla più dolce: Nero, dalla carne muscolosa e gusto iodato, con un eccezionale retrogusto di nocciola; Titus, dalla carne delicata, retrogusto di cetriolo e alga vegetale, buona persistenza; Domitianus, affinata 60 giorni a contatto con l’alga navicole blu, che nelle stagioni delle piogge tinge la carne, caratterizzata da un intenso profumo di alga bagnata; Caesar, dal gusto pronunciato di alga e retrogusto dolce; Augustus, dalla carne tenera, ma soda e gusto che spazia dallo iodio alla nocciola.

Alle prime 3 ostriche è stato abbinato un rosato maremmano Staccione Montauto, scelto per la sua mineralità, mentre alle seconde un’Ansonica dell’azienda Parrina, che io ho avuto il piacere di conoscere personalmente in occasione di Cantine Aperte, qualche anno fa.

Nessun limone o vinaigrette: le ostriche si assaggiano in purezza, solo con la loro acqua, semmai, possono essere abbinate a del semplice pane e burro.

Dire quale sia la migliore è complicato, soprattutto per una neofita come me.

Ovviamente molto dipende dal gusto, oltre che dalla lavorazione e dalle dimensioni dell’ambiente in cui viene allevata.

Se è venuta voglia anche a te di conoscere meglio il mondo delle ostriche, una volta al mese Vivo organizza dei corsi come questo.

O puoi sempre passare a provarlo a pranzo o a cena: le spiegazioni dei prodotti e dei piatti non mancheranno di certo!

Vivo
Largo Pietro Annigoni
Firenze
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madtasting

Per gli amici sono Mad. Di origini lucane, sono stata adottata dalla città di Firenze per gli studi universitari, dove ho poi messo su famiglia. Laureata in Scienze della Comunicazione, con specializzazione in Teorie della comunicazione e tecniche dei linguaggi persuasivi conseguita presso l'Università di Siena, ho scritto per alcuni portali web nazionali di locali ed eventi e ho pubblicato nel 2014 il mio primo romanzo intitolato "0,80. Diario di una portatrice sana di Gewürztraminer", con il quale ho dato una forma alla passione per la scrittura. Amo uscire a provare e vivere tutto ciò che di buono offrono la città e i suoi dintorni anche in compagnia del mio bambino.